Il Consorzio Collio arriva a Roma con il Friulano, vino protagonista del 2025

di Susanna Schivardi
Friulano iconico e longevo apertura

Il Consorzio Collio per presentare aziende e produttori ha organizzato l’8 giugno a Roma un evento con dedica particolare al Friulano, tra masterclass e banchi di assaggio, in collaborazione con Ais Lazio.

Il luogo che ha ospitato l’evento è il Lifestyle Hotel di Roma.

Da sempre luogo vocato per i bianchi, il Collio continua la sua strada alla conquista del mondo. Non esistono pari alla bellezza e alla grandiosità dei suoi paesaggi, i colori cangianti, un terroir unico, una tradizione e una forza enologica come quella che vive e pulsa in queste terre, al confine con la Slovenia, dove il carsismo disegna profili e l’uomo si adatta alle sue leggi. Il Consorzio nato nel 1964 racchiude una moltitudine di personalità e caratteri tra i suoi 180 soci, rappresenta 270 produttori, che sono artisti e artigiani del vino e vanno a comporre un puzzle variegato e multiforme. Per una sola espressione, Collio. Nel blend o nel monovarietale questa terra finisce nella bottiglia e ne connota i sentori come pochi fanno al mondo, con questa impronta inconfondibile che il Flysch regala, grazie a una composizione geologica di rocce clastiche, arenarie, argille o marne. La mano dell’uomo fa il resto, sapiente e presente, per modellare il dono che la natura offre, una mineralità scolpita. Il Collio propone varietà tradizionali e internazionali, vive costantemente di tavoli tecnici e confronti tra i vari produttori. Tra i suoi ultimi obiettivi ricordiamo la via di definizione del disciplinare per i vini macerati, all’interno della denominazione, un vino tipico e tradizionale ma che ancora genera confusione nel cliente finale. Non da meno il confronto con i produttori che ripropongono la versione di Collio Bianco fatta unicamente da uve tradizionali. L’intento è far convivere questa versione con quella realizzata dal blend di tutti i vitigni ammessi nella Doc, compresi gli internazionali, andando a eliminare inutili controversie e trovare unità di linguaggio per un territorio che parla da solo. Una realtà complessa e vivace che non si ferma e ridefinisce i suoi contorni anche in base alle esigenze di mercato e al gusto dei consumatori.
Nelle sue varie tappe alla conquista di appassionati e esperti di settore, l’8 giugno il Collio si è fermato a Roma, con i suoi rappresentanti, il neopresidente Luca Raccaro e la direttrice Lavinia Zamaro che incessantemente comunicano le cantine del Collio e tutte le loro diverse attitudini. Ospiti per la chiusura dell’anno sociale Ais Lazio, con una serata organizzata in banchi di assaggio di 31 aziende e oltre 90 etichette. A terminare la giornata una masterclass che ha coinvolto sei aziende produttrici e una sola voce del coro di varietà che popola la denominazione, il Friulano, secondo il disegno di valutazione e narrazione dei monovarietali a partire proprio da quest’anno. Protagonista di Collio Evolution che si svolgerà a ottobre 2025 per tre giornate, Il vino protagonista verrà celebrato attraverso degustazioni, incontri e momenti di approfondimento rafforzando il legame tra produttori, operatori e pubblico.

Il Friulano è notoriamente fresco, elegante e all’oggi si presenta in veste di vino da invecchiamento con tutti i presupposti che questo obiettivo venga consolidato dalla critica.

Durante la masterclass abbiamo degustato in ordine: Collio Doc Friulano 2021, Tiare; Athena, Collio Doc Friulano 2020, Picech; Subida 23, Collio Doc 2019, Due del Monte; Manditocai Collio Doc 2017, Livon; 24 File Collio Doc 2016, Ronco Blanchis; Ronco delle Cime Collio Doc 2012, Venica&Venica.

Nel Friulano non c’è mai noia, un vino elegante e movimentato, uguale a nessun altro della denominazione, un bianco tradizionale che rispecchia territorio e il carattere indomito di questo popolo. Ha digerito mal volentieri la querelle con gli ungheresi che hanno rivendicato, senza che l’Italia scalpitasse troppo, il nome Tocai, ma memore della sua forza, ha badato poco al nome e parla soprattutto di sostanza.

Assaggiamo l’annata 2021 di Roberto Snidargic, da zone fredde, alte, con maturazione tardiva, da terreno limoso argilloso, con 20% di botte di rovere e il restante acciaio, colore paglierino con note verdoline, brillante, dinamico al naso, in equilibrio tra frutta e fiore, camomilla e miele. In bocca regna l’acidità per un vino bilanciato ed elegante.

 

 

 

Picech è sinonimo di tradizione, Roberto prende in mano la storia della cantina tramandata dal nonno nel 1920 e poi dal padre Egidio detto “il Ribel”, ribelle, e dalla madre Jeika. Sulla collina del Pradis con 7 ettari, Athena è dedicato alla figlia, l’anno dell’impianto risale al 1960. Fa macerazione per circa 15 giorni in botti da 25 hl, poi 18 mesi di tonneau, il gallo è oro intenso, al naso la frutta è gialla, a polpa matura, alla seconda olfazione subentra il fico secco, la frutta disidratata, la camomilla, la ginestra. Complesso al gusto, sapido e dinamico, finisce con un tono ammandorlato, avvolgente. Vino caldo e dal corpo pieno.

 

Due del Monte è la storia di due amici che si innamorano di questi paesaggi durante una passeggiata, sul Monte Quarin, dove acquistano dei vigneti e oggi hanno 8 ettari. La zona è molto calda, si affaccia sul mare e la pianura, le vigne hanno almeno 50 anni e vengono utilizzate solo botti esauste. Subida 23 fa fermentazione in botte di rovere, non svolge la malolattica, affina poi in botte altri 10 mesi. Il colore giallo oro, al naso agrume, riverberi di balsamicità, fieno, tendente sul finale al fiore giallo. In bocca è potente, luminoso, poi arriva una parte muscolare, lieve sapidità, un grande vino dalla leggera nota amaricante, meno spiccata.

 

 

Livon risale al 1964, cantina storica di 180 ettari comprensivi delle proprietà in Toscana. Siamo a Ruttars, la prima parte di Dolegna tendenzialmente fredda, Manditocai 2017 fermenta il 50% in barrique di rovere francese e il resto in acciaio. Affinamento per 8 mesi e poi avviene l’assemblaggio. Un vino studiato per essere longevo, la frutta bianca in evidenza, al naso ricorda note di cosmesi, cipria, a seguire note balsamiche sopraggiungono per invitare al sorso che risulta caldo, avvolgente, molto gustoso di polpa bianca, fruttato, una nota di idrocarburo per un finale dall’animo minerale.

 

 

Arriviamo a Mossa con Ronco Blanchis, ai limiti di una zona calda, con più pendenze, azienda di 12 ettari specializzata in varietà autoctone. Il 24 File del 2016 viene prodotto in numero limitato, è una selezione dei filari più belli della collina di Blanchis. Il suo naso è floreale, delicato, ricorda il fiore bianco, la ginestra, il miele, la vinificazione è dedicata solo in acciaio, rimane tempo in bottiglia per affinarsi. Alla gustativa è molto equilibrato, lungo, intenso, mantiene i sentori come se il tempo non fosse passato. La nota amaricante sul finale è sempre in armonia con la mineralità finale.

 

 

 

Venica&Venica, altra cantina storica, circondata dai boschi, tipica del clima più freddo e con pendenze più rigorose, ha alle spalle 90 anni di storia bianchista. All’oggi Ornella è il cuore pulsante dell’azienda che produce oltre 300mila bottiglie per 40 ettari. Ronco delle Cime, toponimo, è una collinetta dove soffia il Borìn, vento delicato, per giornate fresche e piacevoli che accarezza i vigneti. Il 20% del vino fermenta in botti grandi per 5 mesi e il resto in acciaio. Il colore rimane intatto paglierino, nonostante i 13 anni, al naso è ancora abbastanza intenso, al gusto caldo, burroso, con tiepide note minerali, esprime ancora le sue caratteristiche che però risentono di una certa stanchezza, la longevità rimane nel finale, la persistenza è sussurrata, e affronta il passare del tempo con grande dignità. Probabilmente non potrebbe andare oltre, ma ancora adesso si difende bene e porta altissima la bandiera del Friulano, come vino atto all’invecchiamento.

Ringraziamo Federica Schir, ufficio stampa, Luca Raccaro, presidente del Consorzio Collio e Lavinia Zamaro, direttrice del Consorzio Collio, infine Emanuela Di Palma per la conduzione della masterclass.

Produttori Incontrati e Vini Assaggiati

A Breve Disponibili.
Susanna Schivardi

Classe 1976, mi laureo in filologia classica alla Sapienza di Roma. Da sempre appassionata alla storia antica e alle lingue classiche, inizio a scrivere per giornali e testate online fin da molto giovane, occupandomi di costume e spettacoli. Divento prima pubblicista e poi professionista nel 2024, occupandomi di vino dal 2019, quando inizio a curare la rubrica Sulla Strada del Vino insieme al mio collaboratore Massimo Casali. Passato e futuro nel vino si legano grazie alle vicende umane e alle bottiglie che raccontano tradizioni. Scrivo per il consumatore che cerca la giusta etichetta per un’occasione speciale, e per l’appassionato che in un calice ritrova bellezza e gusto, raccontando gli scenari che le aziende e i produttori sanno creare, attraverso le storie di vita e il loro amore per la terra.

Classe 1976, mi laureo in filologia classica alla Sapienza di Roma. Da sempre appassionata alla storia antica e alle lingue classiche, inizio a scrivere per giornali e testate online fin da molto giovane, occupandomi di costume e spettacoli. Divento prima pubblicista e poi professionista nel 2024, occupandomi di vino dal 2019, quando inizio a curare la rubrica Sulla Strada del Vino insieme al mio collaboratore Massimo Casali. Passato e futuro nel vino si legano grazie alle vicende umane e alle bottiglie che raccontano tradizioni. Scrivo per il consumatore che cerca la giusta etichetta per un’occasione speciale, e per l’appassionato che in un calice ritrova bellezza e gusto, raccontando gli scenari che le aziende e i produttori sanno creare, attraverso le storie di vita e il loro amore per la terra.