La Liguria di Cà du Ferrà e il racconto a Roma dell'annata 23

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Roma - 16 Maggio Press lunch con l\'azienda Cà du Ferrà al Divinity Restaurant presso il Pantheon Iconic Hotel per presentare l\'annata 23 con alcune novità.

Tra i tetti, nel cuore di Roma, sulla suggestiva terrazza del Divinity Restaurant presso il Pantheon Iconic Hotel, la cantina ligure  Cà du Ferrà racconta i vini dell\'annata 23 e le molte novità che l\'hanno accompagnata.

La storia: tra amori, abbondoni...e recuperi

Cà du Ferrà, espressione dialettale che significa \"casa del fabbro\", sorge sopra Bonassola sulla Riviera Ligure di Levante, nel 2000 per volere di Antonio Zoppi, originario di Bonassola, e Aida Forgione, campana e viticoltrice da generazioni, che decidono di lasciare i loro rispettivi lavori e dedicarsi alla produzione del vino, partendo da sole 4 piccolissime parcelle.
Ben presto iniziano a \"vignare\", ossia a piantare altre vigne su terreni di recupero, abbandonati, cosparsi da rovi e cespugli e da altra vegetazione varia. Il duro lavoro porta inizialmente a conferire l\'uva prodotta a una cooperativa locale, ma crescendo, decidono di realizzare il loro primo vino: il Bonazzolae.

Nel 2016 incomincia a nascere l\'idea di valorizzare diversamente territori e vigne,  attraverso la realizzazione di una propria cantina.

L\'anno successivo, il 2017, è molto importante:

  • rappresenta l\'anno del passaggio alla vinificazione e all\'imbottigliamento di proprietà
  • segna il passaggio del testimone della conduzione della cantina al figlio Davide e a suo marito Giuseppe che lasciando Milano,  hanno anche deciso di abbandonare le loro carriere nel mondo legale il primo e nel mondo finanziario il secondo.

Nella Primavera del 2018 viene inaugurata la cantina.

La scelta della Qualità

Da subito sono orientati a produrre vini di qualità superiore, eleganti, persistenti, ed espressivi. Il mercato li premia, ma Davide desidera ancora qualcosa in più: maggiore precisione e soprattutto riconoscibilità.

Allora a partire dalla annata 23 entra in cantina Graziana Grassini, enologa di fama internazionale, consulente in Italia presso prestigiose cantine che con grande entusiasmo sposa il progetto Cà du Ferrà. Nasce da subito una profonda intesa con Davide e Giuseppe, pronti a curare ancor di più tutta una serie di dettagli.

Una delle convinzioni più radicate di Graziana è quella di considerarsi interprete della filosofia del produttore e mediatrice tra il rispetto del territorio e la visione aziendale.

Per raggiungere i traguardi prefissati, Graziana apporta alcuni cambiamenti in campo e in cantina, e fornisce a Davide nuovi approcci e metodi utili per guidare le proprie aspettative.

Territorio, Vigneti, Vitigni e Vini

I vigneti di Cà du Ferrà si trovano su un tratto costiero piuttosto ripido e scosceso, con pendenze molto elevate sopra al meraviglioso Golfo di Bonassola, non lontano dal Parco delle Cinque Terre.

 

 

Il paesaggio che si può osservare è ricco di colori:

  • l\'avvolgente azzurro del mare e del cielo,
  • la luminosità del sole presente praticamente tutto il giorno,
  • il vivace ed energetico verde della vigne.

 

 

Il terreno è di origine marino, emerso in seguito ai movimenti tettonici della crosta terrestre.

Ecco allora che il mare non solo è forma scenografica con un proscenio di 180 gradi, dalla Toscana alla Francia, ma anche sostanza che si imprime e lascia traccia.

Gli 11 attuali vigneti sono tutti pluri-varietali, non sono unici appezzamenti, ma vista la conformazione del terreno, sono divisi in 54 particelle, tra i 50 m s.l.m. e i 400 m s.l.m., per un totale di circa 5 ettari.

Sono certificati biologico da oltre 10 anni, fanno sovesci (favino, lupino), integrazione azotata e concimazioni con stallatico di cavallo a rotazione di parcella. Da diversi anni hanno anche un apiario in vigna di 300000 api per un approccio integrato e biodiverso.

I vitigni su cui la cantina sta puntando moltissimo sono gli autoctoni:

  • per i bianchi il Vermentino, l\'Albarola e il Bosco e naturalmente il Ruzzese
  • per i rossi Sangiovese, Ciliegiolo e il raro Vermentino nero; a essi si aggiungono il Merlot, il Syrah e la Grenache

Da queste uve, per il momento, si producono 6 vini unici, espressione del territorio e del pensiero: due vini bianchi, un rosato, un rosso e due passiti.

Vendemmia e Vinificazione

La vendemmia è il momento della verità, dove tutto deve essere soppesato e curato; la partenza non è univoca, ma è dettata anche dalla corretta lettura dell\'acino sia attraverso la sua degustazione sia attraverso i valori numerici di ogni parcella. Nel 23 per la prima volta sono state eseguite anche delle micro-vinificazioni per crinale, al fine di valorizzare anche la diversa esposizione; spesso alcune vigne richiedono diversi passaggi, allungando notevolmente i tempi: basta pensare che nel 23 la vendemmia è durata 32 giorni.

Per i due vini bianchi e il rosato, la fermentazione avviene in vasche di acciaio inox, dopo una macerazione pellicolare e una pressatura soffice. Durante la maturazione il vino è mantenuto sulle fecce per alcuni mesi con frequenti bâtonnage.

Attualmente la produzione complessiva è di 30000 bottiglie, ma il loro obiettivo finale è quello di arrivare alle 50000.

Il primo capitolo di una nuova comunicazione: Stratificazione

I vini dell\'annata 2023 sono stati ideati e realizzati per concretizzare le aspirazioni d\'eccellenza che già da alcuni anni  esprimevano. Non so se il percorso era già tutto tracciato, se tutti gli elementi che caratterizzano e distinguono Cà du Ferrà erano e sono già tutti individuati, ma ora Davide e Giuseppe sono pronti a condividere e ad amplificare la loro visione.

Per questo non stupisce che al centro di questo incontro, oltre alla degustazione della nuova annata, il ruolo da protagonista lo svolge anche la (loro) comunicazione attraverso un approccio a tappe pluriennale e un linguaggio piuttosto nuovo, non immediato, ma molto evocativo e suggestivo. A tal proposito basti pensare che il termine utilizzato per definire il contesto e la cornice entro la quale racchiudere, far coesistere e interagire le diverse dimensioni analitiche della prima fase comunicativa è rappresentato dalla parola Stratificazione.

Essa individua e propone una metafora straordinaria in grado di spiegare e raccontare il mondo del vino in tutta la sua profondità e complessità: infatti adottando il concetto di strato e di apporto cumulativo si può ottenere una descrizione del vino non come un unicum ma come l\'insieme di tante immagini che si sovrappongono e si accumulano, ognuna delle quali evoca un aspetto specifico.

Così per il vino la stratificazione è:

  • viaggio multisensoriale inteso come sovrapposizione di percezioni: visive, olfattive, gustative e tattile
  • percorso temporale nei ricordi e nella memoria in grado di rievocare sia sensazioni anche profonde depositate nel tempo, sia impressioni e lampi emotivi più in superficie e talvolta molto intensi
  • esaltazione del territorio, anzi  in senso più esteso del terroir, che conferisce un\'impronta e una personalità unica e inconfondibile
  • processo di vinificazione tra tradizione e innovazione, tra esperienza e scienza, tra artigianale e in serie, dove tutto è pesato e analizzato, anche gli aspetti più frivoli, per giungere al prodotto immaginato
  • sublimazione artistica che dal contenuto materico si passa al contenitore, alla forma e al colore monocromo
  • interpretazione personale che ogni degustatore esperimenta in base alle proprie idee, storia e sensibilità che si aggiunge e forma quella collettiva

La degustazione

  • Bonazolae Colline di Levanto Bianco DOP 2023
    Vermentino 65%, Albarola 30% e Bosco 5%

Al naso ha una bella intensità con erbe aromatiche in evidenza, più fiori (gialli per esempio) che frutto. In bocca leggermente salmastro e con una bella freschezza, si avvertono note agrumate e di mela verde. Piacevole e lungo.

  • Magia di Rosa Liguria di Levante Rosato IGP 2023
    Sangiovese, Vermentino Nero, Syrah

Dall\'unione dei tre vitigni a bacca rossa, selezionati per rappresentare una specifica area geografica (Toscana, Liguria e Francia), con adeguata attenzione, emerge un vino rosa tenue elegante, dai profumi floreali dolci e delicati con una leggera nota speziata e frutto di sotto bosco. É in bocca che il vino si esalta, rivelando le blasonate origini. Un buon corpo che si traduce in una sensazione tattile appagante.  L\'equilibrio è giocato sui contrasti di una morbidezza dovuta a un frutto ancora nascente, giovanile e di una bella nota tannica intrinseca e una vivace freschezza. Non manca la nota salmastra. Sicuramente un rosato da pasto.

  • Luccicante Colline di Levanto Vermentino DOP 2023
    Vermentino 100%

Vermentino lucente, luminoso, puro come il raggio del Sole che bacia queste terre. Rimandi a profumi intensi di fiori gialli, frutto con polpa non matura e tensioni agrumate; sottile e avvolgente piacevolezza tattile che si amplifica sorso dopo sorso; irrompono freschezza e sapidità che donano beva vivace ed elegante, con una mineralità che si eleva come una brezza di mare che accarezza e punge all\'unisono. Nota amarognola sul finale lungo.

  • Ngilu Colline di Levanto Rosso DOP 2022
    Sangiovese, Ciliegiolo, Vermentino Nero, Syrah, Merlot, Grenache

Unico vino rosso ligure a 6 vitigni, tre autoctoni e tre internazionali, dedicato al nonno Angelo, per abbracciare il Mediterraneo, oltre i confini regionali e nazionali, dalla Toscana, passando per la Liguria fino alla Francia.  Tre vendemmie separate, tre vinificazioni e tre fermentazioni: prima il Merlot, in uvaggio Grenache, Ciliegiolo, Vermentino Nero e Syrah e infine il Sangiovese. Solo acciaio per ottenere un rosso di mare.
Sapidità e spezie. Buona l\'acidità che si giustappone a una dolcezza di frutto giovanile esuberante. Un vino rosso estivo, ma da pasto: carne e anche pesce.

  • L\'Intraprendente Liguria di Levante Passito Bianco IGP 2022
    Bosco, Vermentino e Albarola

Racconta molto di Davide della sua inclinazione a \"lanciarsi\", a osare. Un vino passito da uve Bosco in prevalenza; la loro raccolta, rigorosamente a mano, è  anticipata per preservarne l\'acidità; appassimento in cassetta per 3 mesi. La loro sgranatura dura giorni e avviene sempre a mano.
Piacevolezza ed eleganza, ottenuto da un equilibrio dinamico tra dolcezza, sapidità e freschezza. Sebbene persistente in bocca, invita nuovamente al riassaggio.

  • Ruzzese Diciassettemaggio Liguria di Levante Passito Bianco IGP 2020
    Ruzzese

Dedicato a Giuseppe, questo vino passito si ottiene da un vitigno di cui si erano perse le tracce, il Ruzzese e con un progetto partito con 77 barbatelle su due filari. In 8 anni di lavoro le piante ora sono diventate 1500. In questo caso la vendemmia è tardiva, ossia si punta a un appassimento delle uve in pianta, a cui si aggiunge anche un loro appassimento in cassetta.
La conseguente elevata concentrazione di zuccheri (230 g/l) trova un perfetto bilanciamento con l\'acidità (7.1 g/l) che il Ruzzese è in grado di esprimere. Ne deriva un sorso gustoso, appagante più che piacevole, giocato su note candite e di miele.

 

Alcune anticipazione per 2025

Durante il pranzo sono stati annunciati anche dei nuovi  progetti, alcuni dei quali già in fase avanzata:

  • ampliamento della cantina
  • nuova sala degustazione in pietra, vetro e acciaio vista mare
  • nuovo vigneto tutto a Ruzzese
  • nuovo vino bianco secco ottenuto da uve Ruzzese

L\'incontro di tra vino e cibo.

Per l\'aperitivo di benvenuto è stato servito il  Bonazolae Colline di Levanto Bianco DOP 2023 con Dry Snacks e  Selezione di Fritti Misti.
Il pranzo ha visto come protagonisti  i seguenti abbinamenti:

  • Magia di Rosa Liguria di Levante Rosato IGP 2023 con il Carpaccio di Tonno, Bloody Mary e Sedano
  • Luccicante Colline di Levanto Vermentino DOP 2023 con Calamarata al Ragù di Polpo e Olive Nere
  • Ngilu Colline di Levanto Rosso DOP 2022 con Trancio di Ricciola e Panzanella
  • L\'Intraprendente Liguria di Levante Passito Bianco IGP 2022 e il
    Ruzzese Diciassettemaggio Liguria di Levante Passito Bianco IGP 2020 con Selezione di Mini Dessert

Alcuni piatti sono stati realizzati anche in una gustosa e appagante versione senza glutine.

Divinity Restaurant presso il Pantheon Iconic Hotel dove la cucina romana della tradizione incontra quella innovativa e creativa dello chef Francesco Apreda.

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