Farina Winery insieme a SMACT (Centro di Competenza industria 4.0 del Triveneto) e UNIVR (Università di Verona), ha pubblicato i risultati del progetto di ricerca Winesens durato 6 anni e incentrato sulle tecnologie di controllo e di gestione della maturazione dei vini rossi.
Importanti sono le ricadute di questo studio e i nuovi protocolli messi in atto dall’azienda per riuscire a mantenere costanti le caratteristiche tradizionali dei suoi vini (longevità, eleganza e verticalità) pur considerando le diverse tipologie di cambiamenti in atto.
Negli ultimi anni i cambiamenti climatici hanno trasformato e trasformano le caratteristiche dell’uva in vendemmia richiedendo un naturale adeguamento delle tecniche produttive.
Da quasi un ventennio la sostenibilità nel mondo del vino è diventata centrale e prioritaria.
I consumatori da parte loro chiedono sempre più prodotti attenti e rispettosi dell’ambiente e della salute delle persone.
A queste e anche ad altre questioni ogni azienda è tenuta a confrontarsi e a dare risposte.
Farina Winery, con l’entrata in azienda della nuova generazione rappresentata dai cugini Elena e Claudio Farina, ha messo subito questi temi in primo piano,
Se inizialmente le risposte dell’azienda furano basate su intuizioni personali, fortunatamente rivelatesi anche corrette, ben presto apparve evidente che fosse necessario attivare dei progetti pluriennali con un approccio più scientifico.
È in questo contesto che la collaborazione con il Prof Maurizio Ugliano si inserisce e nasce il progetto Farina Winery Winesens; dopo 6 anni si tirano le prime conclusioni, affatto scontate.
Per migliorare la tenuta dei vini rossi riducendo l’uso dell’anidride solforosa possono essere messe in atto diverse strategie, tra cui l’aggiunta opportuna di ossigeno durante la fermentazione che ne riduce il fabbisogno di circa un 20%.
Inoltre l’utilizzo di queste tecnologie innovative di controllo e gestione dell’ossigeno consente di aprire una “seconda fase” progettuale incentrata sulla maturazione dei vini rossi in diversi contenitori dalla differente permeabilità all’ossigeno al fine di ridurre l’impiego dei conservanti enologici. I contenitori utilizzati sono i seguenti:
- Vasca d’acciaio inox 50hl
- Vasca di cemento non rivestito 75hl
- Botte in ceramica 4,5hl
- Barrique di terzo passaggio 2,25hl
- Barrique di primo passaggio 2,25hl
- Tonneaux di secondo passaggio 5,00 hl
- Botte 20hl
- Botte 30hl
Come vino si è utilizzato un assemblaggio di Corvina, Corvinone e Rondinella dell’annata 2020.
Le misurazioni eseguite, con sofisticati strumenti di precisione, evidenziano sia l’opportunità di ritornare al passato con un maggior uso di cemento, sia l’uso di ceramica come valida alternativa alla barrique.
I protocolli operativi e le strumentazioni utilizzate possono essere adottate anche da altre aziende.










